Scena 1
(Lei entra. Prende il telefono. Chiama un numero. Si siede nel suolo. Aspetta. Qualcuno risponde.)
-Lui: Pronto?
-Lei: Senti. Senti bene.
-Lui: Chi parla?
-Lei: Non posso credere ció che é successo. Vorrei pensare che é soltanto una cosa nella mia testa…
Ma no, é successo.
Sai che me ne vado perché in realtá sto male. Perché devo soluzionare mille cose, perché non posso seguire in queste circostanze, perché non posso neanche parlare, perche non c´é senso. Sai che vado via senza lasciare niente. Quindi, senti questo per favore perché non lo diró due volte. Sapevi perfettamente che non sto bene e quello che hai fatto appena é una stronzata.
Vado via perché non posso stare piú, perché mi sono sbagliata tante volte quí… Ma quello che meno speravo era questo. L´avevo potuto aspettare di chiunque. Non ho mille cose chiare, ma sono convinta che a te non ti ho fatto male. Non ho fatto niente per farti male. E lo sai… E lo sapevi. E va be, questo é dal mio lato della storia, ti lascio parlare come lo vedi. Sicuramente non diresti lo stesso, ma non posso fare nulla.
Comunque, Davvero pensi che i tuoi contatti mi impressionano? Che l´esercito e la marina in realtá mi angosciano? Davvero pensi che é solo questione di fare un paio di chiamate e pum! Giá sta?
Posso parlarti sull´angoscia. La vera angoscia.
Non sapere in quale strada sei, tremare ed avere tachicardia e sentire che tutto se ne va alla merda in due secondi… quello é angoscia.
Che un individuo ti minacci in mezzo a chi sa dove, va be, diciamo che somma punti.
Angoscia é sentire che in qualunque momento puoi metterti veramente violenta con quell ´uomo che ti minaccia per strada. Sentire quell´ e tuonare i denti e soportare un po´ piú perche qualcosa ti dice che non finirá bene se sciogli un colpo per quello che ti dice, per come ti lo dice... Finire sola una notte in una strada che non conosci e dovere prendere un taxi senza ricordarti dell´indirizzo preciso per arrivare, ed avere bisogno di non avere dimenticato la carta che ha fatto la tua amica per se qualcosa sucede. Angoscia é cercare posti di un´altro paese e dire nomi di strade che non sono quá al tassista che ferma la macchina per saper se puó aiudarti in qualcosa. Tentare di respirare e che l´aria non riaggiunga.
Angoscia é sapere che la bomba sfruttó ed avere l´urgenza di andarsene per non fare male. Angoscia é non potere incominciare a dire quello che cade, quello che é mediamente strutturabile.
Veramente credi che la minaccia che hai appena fatto remotamente potrebbe essere una ragione per farmi andare via? Che il tuo francobollo sull tavollo della tua casa dice veramente qualcosa di te?
Quando cadi e ti rialzi com´é? Dai, dimmi…. Puoi farlo. Perche ora parli da su, certo?
Fatti un favore. Fumma un po´, perche hey!!! É che hai smesso di bere!!! Ed assicurati che niente si ammattisca. Assicurati che la tua vita che non sta disstestata non si riassuma al tuo francobollo di cp.
Fumma un po ed assicurati che la tua vita non si riassuma all´orario che odi ed alle due settimane di vacanze. Assecurati di vivere lontano da quello che é pericoloso, malato, torto. Assecurati di lanciare tutto quell fuori della tua casa, e di avere un spazio piccolino di comoditá nel quale possa sentirti superiore in un maleddetto vicolo della cittá che tu conosci. Dai, assecurati di non sentirti mai in svantaggio.
Assecurati di non vedermi.
O se no, cosa farai? Spendere energia e scogliere un paio di colpi se me vedi un´altra volta? Non ti preocupare, non mi vedrai mai piú.
Dimmi, che cosa fu quello di “ti rompo il viso”? In realtá pensi che quell´ha qualche senso? Credi davvero che la tua minaccia mi fa piú paura che quello che sono ora io stessa? In realtá te ne pensi che quello mi fa piú paura che tutto ció che ho sopra?
In realtá perderai un solo secondo della tua agenda e del tuo spazio di creativitá per vedere dove cavolo sono? Dai, hai cose piú importanti da fare. Non ti confondere. Tu no. Non sei di quelli, certo?
Ti avevo scritto la cosa piú onesta n molto tempo… e l´hai butatto via senza leggerla… fu…
Si, ho la vita dissestata. Ci vedremo i visi.
Hai vari anni piú che io e hai fatto un qualcosa che non ha nome. Mi lascia un po di criterio per saperlo.
Questo era quello che meno necessitavo, ma che te ne frega. Conoscermi era probabilemente quello che meno necessitavi. Una scusa, no, due.
Ma dai, prendi un respiro, un paio di inzuppate, che vedi giá che tutto va.
Non hai la piú pallida idea di chi sono… Per quel motivo, pensi che mi spaventa che mi dica che mi rompi il viso? Ba veh, l´hai detto.
La gente non smette mai di sorprendere, no? Posso parlarti su quello.
Fatti un favore. Fumatti un faso, mettiti a vedere videi e fuggi. Scappati e piangi anche quando nessuno ti vedi. Mettiti di cattivo umore, apri il frigo, tira fuori un paio di fiori speciali, prendi la tua piccola macchina, mette una cartina e comprati un biglietto con destinazione l´evasione. Puoi parlare su quello. Dá la prima tirata o la decimo quinta del giorno e sente pian piano il travestimento della tranquilitá. Quel che conosci, quel che remendi ogni giorno, quel che ti va bene.
Poi prende un mylanta… o due.
Da dove ti pensi che puoi fare quello che hai fatto? Da dove cavolo ti situi per parlare come se fossi Socrate post modernizzato?
Mettiti i vestiti nuovi e dai, cammina a lavorare e convinciti che sei attore. Viaggia a Tandil o a Bariloche o a dove voglia, prendi un paio di giorni, sali alla pietra e ritorni con gli occhi inietatti e la bocca secca.
Convinciti quando dorma che non fu una stronzata quello che hai appena fatto. E guarda, che posso parlare di stronzate.
Mangia un´altro acido, un altro “vetro” o quello che sia, sorride e fumma, e dimentica un´altra volta la master card in un ristorante. Lasci che passe una settimana o due… non ti ricordi.
Torna a fare qualcosa come quello di oggi. Torna a pretendere di sentirti fiducioso, a sapere chi cazzo sei. Posso parlarti su quello.
Fu questo un tipo di lezione? Qualcuno doveva farlo? E sí, il mio caso é grave…
Fu questo un tentativo di mettermi nel mio posto? Per sapere che cosa? Per sentirti come?
Quanto facile é guidicare e guardare da sopra. Guardati a te. Guardati allo spechio e ditti che ti riconosci. Fallo e vatene a dormire. Guardati allo spechio , convinciti che la tua vita nuova non é un placebo. Convinciti che é una vita nuova in realtá. Allora, fumma un´altro faso. Convinciti che non menti. Posso parlarti di quello. Assecurati di non avere dubbi. Lo status parlando di libertá… Per favore… parla di libertá quando sia capace di non tratare qualcuno come l´hai appena fatto.
Riscuote le tue collere e resentimenti a qualcuno piú e poi non ti senti miserabile. Dai, posso parlarti di quello. So quando c´é qualcuno che mente anche. Allora, non ci facciamo come se non sappiamo. Dai, vieti a fummare, vieti di questo mondo, vieti di te che neanche ti sopporti. Mente e ditti che non sei appena stato tutto il contrario a quello che ti piacerebbe, a quel che dici che sei. Ditti a te stesso che dovesti farlo, che dovevi mettere in cualunque modo uno stop. Configura l´allarme della sveglia la domenica alla notte, alzati il lunedí, fa una doccia, esce e ritorna convinto che non ti comportasti come un coglione.
Chi ti credi che sei per salire e parlare di morale? Chi cazzo ti pensi che sei per sputarmi?
Parla di rispetto e di sapienza e di chiarezza. Dai, stai nel posto per farlo. Parla col tuo terapeuta dei tuoi avanzementi. Dai, hai detto che riprenderesti. Dai, raccontali questo. Sentiti bene, puoi sederti e farlo. Racconta di “esce da quá o ti rompo il viso”. Nel tuo lunfardo.
Cerca nei registri il giorno che sia andata via. Perde tempo… piú…. Che ne frega. Sentiti gente importante tra i paswords e gli archivi della dogana, chiama a tuoi amici e cerca la mia storia di passaporto…
O meglio lasciati di stupiditá e dimentica il mio nome, i miei nomi. E dai, non perdere il senso. Tu no. Minaccia, grida, afferma, fai quello che vuoi.
Fumati un faso, altro. Cerca di dimenticare che arrivai alla tua vita. No, no… che passai soltanto e che te feci mangiare un momento “scomodo”. Non ci fu tempo di piú. Non mi dare tanto credito. Dagli la giusta importanza nella nulitá corretta. Cerca di dimenticare quello. Adaggiati, copriti e ripete che non vai via, che lo fai solo per rilassarti, che é necesario in mezzo a tanto scompliglio. Puoi dire tutto per fare ragioni. Cammina su le debilitá di un´altro per sentirti forte.
Poi fuma, perche decidi quando lo lasci.
Non hai idea di ció che sta sucedendo. Non hai la menore idea di quello che mi sucede.
Ripeteti a te stesso che facesti quello che dovevi fare. Allora, fuma un po´ piú e vatene alla merda.
Io penso ancora in quello di “se cerchi di farmi qualcosa”…
Comunque, chiude a chiavi ed avisa al portiere… non sia che mi apra. Assicurati di non camminare per le strade fino a che la tua gente della CIA mi ubichi dall´altro lato del continente. Anche perdona, chi minacció con rompermi la faccia, fosti tu.
Angoscia. Domanda a Kierkegaard ed allora guarda quanto triste e patetica fu la tua avvertenza un pochino salita di tono, sopratutto quando io ero lí con le mani aperte senza la minore intenzione di convinare piú casini.
Pensa a quell´ e assecurati di sentire che tu fai quello che é corretto.
-Lui: Scusi, con chi vuole parlare?
-Lei: Ee… che numero ho marcato?
-Lui: 445567890
-Lei: Scusi, mi sono sbagliata. Porca pale... Scusi per… Scusi.
(Lei marca il numero un´altra volta, ma poi lascia il telefono.)
(Oscuro.)
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