mercoledì 3 marzo 2010

e poi...

E poi…

In questo momento dovresti giá sapere…

Dovresti sapere molto bene che non ritorno più. So che questa notte non ti deriva tanto stranno arrivare a casa e non vedermi lì. Di buone sai che non é stata questa la prima volta che l´ho tentato. No, no, la prima volta che ti baciai ed odoravi tanto distinto, tanto rubato, tanto inutilmente bugiardo, ebbi un impulso puramente istintivo. Volli correre. Sapevo che se rimanevo con te, alla fine finirei senza una gamba, senza un dito. Non mi sbagliavo. Sai perfettamente che non ho potuto farlo la prima volta, che non potei correre, cioé, quando le grida riempirono i muri di casa con allerte rosse; né la seconda, quando silenziosamente firmiamo un accordo e cominciamo ad avvelenare più le lenzuola con sudori di un´altro; né la terza quando dovetti rinchiudermi nel bagno perché la mia voglia di finire con tutto in maniera tagliente continuava ad aprire crepe nel suolo, quando per non tagliarti con un pezzo di specchio rotto, mi feci questa cicatrice tanto carina nel dorso del braccio destro che mi farà accordarmi sempre di quella domenica nella quale notai la zavorra di essere umano nella quale mi ero convertita al tuo fianco. Né la leva, né la ventesima terza, quando strisciai e ti trascinai con me ad un´orchestra di toni in ron con lacrime nell´armadio.

In questo momento sto sufficientemente lontano da te come per non farti più male né lasciarmi convencere con promesse comprate in un mercato di seconda mano. Ma peró è tanto strano… Ancora ti vedo in ogni uomo che trovo e tutti essi diventano come di concreti appena mi rendo conto che non sei tu; appena mi guardano, esco impaurita davanti alla mia totale incapacità di intavolare conversazione con chiunque che guardo.

Dovresti sapere che sto vagando tra credenze e strade e alberghi cercando di perdere il tuo aroma; che mi sono lavata fino a vedere sangue affinché non vederti piú. A queste altezze (potrei dirlo cosí?) mi sono resa conto che è impossibile.

Come ti verrà la solitudine? Adesso me lo domando.

Sto in una di quelle città delle quali parlavamo quando facevamo piani a futuro. Di quelle che pensavamo tanto lontane. Come ci piaceva litigare anche per i posti ai che volevamo viaggiare, ti ricordi? Alla fine solo siamo andati ad uno. Ricordo che eri troppo stanco e mi cedesti quella lite lasciando che io scegliessi il posto. Come me la riscotesti dopo!!! Va be, ora ti faccio onori. Sto in una di quelle migliaia di posti che giuriamo visitare insieme. Sola, cercando di guarire. Anelando ancora vecchie storie, camminando in queste strade che odorano di malinconia conservata in una valigetta di dottore, vedendo che il nostro futuro si trasformò in una busta chiusa che arrivò ad una buca delle lettere in stato di totale abbandono.

Ho giá detto che mi manchi?

Io volevo dirti qualcosa davanti a te, ma la bocca non mi dà. Non mi dà più che queste mani rotte che caricano con un´artrite cronica di non toccarti e ti scrivono per farti saper che sono andata via perché ho paura di me, di te, dei due insieme.

Io volevo parlarti francamente, ma la franchezza é stata rimasta nella spazzatura.

Io volevo chiederti cominciare di nuovo ma i giorni mi schiaffeggiano e dicono che è troppo tardi, che non c´è chirurgia che salvi a questo cuore dell´odio. Io volevo amarti. Davvero. E lo tentai e lo feci e lo tentiamo e lo facemmo. Lo so. Ma, come volere crescere con qualcuno che ti lancia per le scale?

In questo momento so che facesti eterni sforzi affinché i miei giorni di cattivo umore o di autismo estremo o di inutilità non comandassero all´esilio la tua pazienza quasi nulla. So che cercasti di essere un´altro, ma nessuno può contro la sua propria natura, certo?

So che schivasti i miei missili e dopo comandasti bombe di agente arancia mentre dormivo. So che rimango intossicata e che gli anni forse, ridurranno gli effetti secondari della guerra con te. So che in questo mometo sarai molto arrabbiato per non essere tu chi é andato via ma avrai tutti i pretesti del mondo per prenderti il tempo di dispetto e non sentirti responsabile per niente. Prendilo come una tregua, non come un abbandono.

Ieri ho bevuto un caffè in una piazza. Un caffè spresso, come quello che mi portasti al letto dopo di avermi fratturato la gamba in un attacco di gelosia. Come ti amai quando ti vidi entrare portando caffè e tostature ed una rosa in un bicchiere. Il fatto di vederti così, con le spalle ristrette tra la vergogna ed il pentimento fece che anche le ossa dell´altra gamba mi fossero rotte… E la schiena ed il collo e la pelle.

Ho bevuto il caffè con lacrime, giusto come quella volta. Oggi mi bevo un whisky e mi domando perché facemmo di un miracolo il principio dell´Apocalisse. In che momento lasciamo scappare le carezze ed i baci senza feriti? Quando fu che l'ingenuità…

Dove l´ho perso?

In questo momento devi stare ridendoti molto. Ridendoti di me e di te e del tentativo di casa che incominciamo a costruire con fondamenta tanto impoverite che già né ricorrevano al buonsenso, con mattonelle rotte e sbarre invece di finestre, con vestigia anticipate e porte chiuse. Da parte mia, rido un po´ anche. La situazione, come capirai, precisa un paio di risate. In questo momento dovresti sapere che sarà sommamente difficile non ritornare, che mi ricordo dei tuoi occhi e della magia ipnotica che raffiguravi nell´aria ogni volta che apparivi davanti a me. Dovresti sapere che mi ricordo tanto di te, della prima volta che ti vidi: Avevi nella fronte un´insegna enorme con l´iscrizione “ti faró pezzi la vita." Io lo lessi, lo lessi bene, ma è che quelle lettere stavano in un´altra lingua, in una lingua che la mia codificazione non poteva decifrare e quando lo capii risultò che anche io stavo facendoti pezzi.

Va ora un perdono? So che no.

Amore, non saprai più di me. Lo prometto. Prometto non cercarti più, né chiamarti, né scriverti. Questa volta lo prometto in realtà. Non come quando promettemmo che non romperemmo più mobili né lanceremmo granate di insulti. Ti ho lasciato la camicia che ti piace nella stanza di lavaggio. La macchia di vino é uscita. Non é rimasta né un po´. Puoi mettertela senza accordarti dell´incidente nel qualle… Non ci sono resti apparenti di angoscia né paura. Guardalo come un regalo di addio.


C'è un paio di messaggi nel telefono. Sono per te, ovviamente. Due ragazze.

Ti lascio la mia parte di trattamento nel friggo e due o tre ragioni senza dire nel forno. Perdona ma ho dovuto portare il tuo libro preferito… un brutto scherzo, l´ultimo. Andava ad essere insopportabile il tragitto senza lui con tutte le tue annotazioni e parti sottolineate, coi tuoi scarabocchi facendomi un pochino felice. Di quello, non ho nient´altro. Le mie cose, non so se tutte. Quello che rimase, quello che ho dimenticato, va via, con tutto dell´ultima lite.

In questo momento dovresti sapere che mi mancherai sempre. Che la vendetta sarà un gioco che ci persegua in ogni città alla quale fuggiamo per non sapere l´uno dell´altro. In questo momento, amore, dovresti sapere che non ho voglia di nessuno. Solo di te; di morderti le scapole e fare un sistema ingovernabile del mio corpo col tuo. Di vederti camminando e sapermi completa, umana, felice e vile nello stesso tempo.

Caro, in questo momento, dopo tutto, dovresti sapere come io so, che se ti trovo e se mi trovi, non avró più rimedio e dovró ammazzarti.

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